Il genere nonsense, a mio avviso, è il più complesso da gestire al fine di ottenere un risultato apprezzabile; non basta scrivere qualcosa di totalmente irreale in un mondo altrettanto privo di regole (c’è il fantasy per questo), ma neanche provare a distorcere i fondamenti del mondo reale. “Il Tartaglione” (”Jabberwocky”) di Carroll è forse la massima espressione di letteratura nonsense, visto che è stracolmo di parole inventate, inversioni, negazioni e simili.
È anche per questo che il termine “trama” va usato con virgolette annesse, visto che è molto difficile trovarla in una one-shot davvero senza senso - o per meglio dire, meravigliosamente senza senso - come questa.
Anche se senza nome, abbiamo una protagonista, accompagnata da un tal Fiero, che si ritrova su una spiaggia, intenta a immergersi nel mondo alla rovescia (o è lei ad esserlo?) che la circonda; invitata da lui a una fuga senza motivo, preferirà restare e piuttosto cancellarne il ricordo.
La storia si presenta davvero bene, senza alcun errore evidente e molto curata nella scelta di espressioni e termini che oscillano tra il quotidiano e il pomposo. La ricchezza di figure teoricamente assurde ma molto vivide, l’utilizzo - quasi un voluto abuso - di figure retoriche e di formattazioni variabili ma non fastidiose, l’alternanza tra momenti introspettivi e molto profondi e squarci esilaranti rendono questa storia un piccolo gioiellino fin troppo trascurato.
È una storia ideale per una lettura così avvincente da non vederne il fondo. Proprio come la caduta di Alice prima dell’ingresso in Wonderland, insomma.
Commenti
Invia nuovo commento