Esbat

ritratto di Teiresias
Autore: 
rosencrantz
Categoria: 
Anime e Manga
Fandom: 
Inuyasha
Rating: 
Consigliato ai maggiori di 16 anni
Genere: 
Sovrannaturale
Avvertimenti: 
Spoiler!
Tipologia: 
Long Fiction - Racconto a Capitoli
Completa: 
Introduzione: 

Immaginiamo che la parola fine sia stata scritta. Dall'autrice del manga in persona. Immaginiamo anche che il finale sia in linea con la tradizione: i buoni vincono, il male viene sconfitto...

ATTENZIONE: 

La recensione potrebbe contenere eventuali e sgraditi spoiler sulla serie in questione. Chi non volesse anticiparsi nulla, ma proprio nulla, giri al largo sia dalla storia che dai commenti.

Premetto di non essere un frequentatore della serie di Inuyasha: sì, conosco la storia e ho i fumetti, ma sono arrivato al punto (come molti, suppongo) in cui credo che questo manga si stia trascinando senza un vero motivo, tra volumi inutili e comparse sempre più improbabili. E credo di non essere nel torto, visto che dopo 57 numeri (e con la possibilità di concludere la storia almeno 15 volumi prima) collezionati per puro desiderio di non lasciare la serie a metà, ogni mese prego che il prossimo sia davvero l’ultimo.
L’avvicinamento a questa fanfiction è stato possibile solo con la conoscenza della stessa autrice, tramite il forum del sito in cui è pubblicata, e all’inizio è stato più che altro per sapere attraverso le sue storie che tipo di scrittrice fosse: se così non fosse stato, non credo che avrei mai avuto intenzione di aprire una storia di Inuyasha, né di un altro manga scritto dalla Takahashi, volontariamente.
A tutt’oggi, sono contento che il caso mi abbia permesso di conoscerla, perché altrimenti mi sarei perso una storia che ha dell’incredibile sperduta nel mare di semplici tributi da parte di fanwriters impazzite che ultimamente riempiono gli archivi.
E non credo che me lo sarei mai perdonato.

Non aspettatevi una delle solite storie su Inuyasha che ultimamente ingombrano gli archivi di fanfiction, storie d’amore incentrate su uno o più personaggi del manga o storie comiche che esaltano i punti morti che sono ormai diventati fin troppo frequenti nella stessa serie: no, qui la voce narrante non è quella dei personaggi principali, bensì della stessa autrice. La famosa Rumiko Takahashi, creatrice di molti manga divenuti classici anche al di fuori del Giappone, in periodi in cui questo tipo di volumi era riservato alle sole fumetterie con fornitori d’eccezione.
La Sensei, passati molti anni dall’inizio della creazione di Inuyasha, ha finalmente scritto il finale della sua storia: un finale che tutti, dopo tanti numeri, sognano e aspettano da una vita. E’ pronta a festeggiare alla luce della luna con un bicchiere di champagne, ricordando quanto questo abbia inciso sulla sua vita, e dando un pensiero al suo personaggio preferito, il gelido fratello di Inuyasha, Sesshoumaru, considerato un idolo per stuole di ragazzine fan del manga.

Ma cosa succede se quello che scrivi diventa reale?

Da questo semplice enigma, proposto soprattutto da vari autori horror, Stephen King in testa (e non è un caso, poiché rosencrantz è, per sua stessa ammissione, una grande fan del Maestro e dei suoi lavori incentrati sulla figura dello scrittore), parte la storia vera e propria, proponendoci lo strano incontro fra la Takahashi e Sesshoumaru, fino a quel momento un misero parto della sua mente, divenuto un Demone in carne e ossa. Tramite un rito pagano, chiamato Esbat, egli è passato dal suo mondo, reale come può esserlo il nostro, a quello dell’unica donna capace, con i suoi disegni, di influenzare l’intera sua storia, con una sola richiesta: riscrivere l’insulso finale che altrimenti lo vedrebbe diventare un essere buono, destinato a vivere con gli umani.
E dapprima la Sensei accetta, anche perché è affascinata dal suo personaggio preferito, su cui ha potere di vita e di morte, che ha accettato di sacrificare una parte di sé pur di arrivare a incontrarla; per poi cominciare a cercare il modo di fermare questo processo e vendicarsi sulle sue stesse creature.
Inutile dire che, al punto in cui si è giunti ora (la storia non è ancora conclusa), altri personaggi hanno fatto la loro comparsa e sembrano incidere sulla vita della Takahashi, anche se per il momento è ancora troppo presto per sapere qualcosa di più: aspetto gli sviluppi per aggiornare di conseguenza questa recensione.

L’ispirazione dalle principali opere di Stephen King è palese, direi quasi sfacciata. Rumiko Takahashi, un’autrice quasi leggendaria, è resa prendendo spunto dagli scrittori protagonisti di “Misery”, “La metà oscura”, “Mucchio d’ossa”. Lo stile, con i pensieri in corsivo, parte integrante della narrazione che segue il filo del ragionamento dei protagonisti, è lo stesso dei suoi libri. Perfino le situazioni e alcune citazioni ricalcano perfettamente avvenimenti di cui si è già scritto e parlato in tante storie, riproponendo argomenti che hanno affascinato migliaia di scrittori e di letture.

Ma anche se non è un’intreccio particolarmente originale, non risulta di certo pesante né tantomeno una trasposizione di King in InuYasha, anzi. Raramente ho visto utilizzare così a piene mani il materiale del Maestro (uno scrittore per alcuni versi sottovalutato), ancor meno ho visto la capacità di saper rielaborare il tutto in maniera così personale: se, infatti, i primi quattro capitoli sono incentrati sulla Takahashi e Sesshoumaru e ricalcano fedelmente quanto detto sopra, quelli successivi mostrano come l’autrice sia in grado di saper sviluppare la storia in maniera autonoma e matura, senza scadere nel ridicolo.
I personaggi sono incredibilmente reali e umani, con le loro debolezze, i loro vizi, le loro maniere grette: attraverso questi, viene criticata la società nelle sue mille sfaccettature, mostrando quasi come Sesshoumaru, nella sua gelida veste di Demone, sia più retto, onesto e coraggioso di una signora di mezz’età legata al vizio del bere e incapace di sganciarsi dai suoi stessi fantasmi. O di Ivy, un’adolescente che sa di avere dei limiti e nessuna forza per combattersi, e si odia per questo, e sua madre, che critica la figlia per essere così superficiale quando non si rende conto che anche lei, seppure in altro modo, è proprio così.
La storia sta dimostrando di essere davvero interessante, capace di rielaborare un tema già usato più volte senza rovinarlo o ripetersi: il punto di vista dei vari personaggi viene seguito con una narrazione quasi in prima persona, dove i pensieri si fondono con le parole, senza però rendere più difficile lo scorrimento del testo, grazie anche a uno stile impeccabile, non troppo stagnante e supportato da un ottimo italiano, incredibilmente senza errori di ortografia. L’uso di citazioni più o meno colte e termini specifici, invece, è ben supportato da note interne o meno al testo, ed aiuta a rendere meglio l’idea nei passaggi più oscuri, che altrimenti perderebbero di fascino se spiegati con frasi intere: film, libri, autori latini, religioni pagane.
Una nota a parte la merita l’Esbat, il rito che dà il titolo al racconto: l’autrice ha cercato di informarsi accuratamente sull’argomento, invece di inventare di sana pianta, sganciandolo da ogni possibile riferimento di natura religiosa e legandolo alla sua natura neopagana e naturalista. Altri riferimenti alla Wicca e alle “sette” che elaborano in maniera errata le sue idee sono ben accolti, nella speranza di vederli utilizzati non solo ai fini della storia, ma anche per criticarne l’uso improprio che ne viene fatto da parte di chi si ferma a una veduta superficiale di questi argomenti.

Che dire, un’opera prima piena di pregi, che si spera continui ad averne e a sfruttarli a dovere, e un’autrice con buonissime potenzialità. Consigliata a chiunque conosca anche solo vagamente il manga, sia che lo odi, sia che lo ami, e cerchi una fanfiction che vada oltre i soliti canoni.
Gli unici difetti che mi sento di attribuire sono di natura puramente tecnica, dovuti forse alla fretta nella pubblicazione: soprattutto nei primi capitoli, i dialoghi sono scritti correttamente, ma senza sottolineare quando il discorso venga interrotto dalle azioni da parte dei personaggi e mischiando parti di narrazione con il dialogo, rendendo il tutto un po’ difficile da seguire. Comunque sono errori che con una buona rilettura possono essere corretti, insieme a quello di utilizzare un solo stile per i discorsi (che nei primi 4 capitoli vengono inclusi fra trattini, e in quelli successivi fra virgolette), e magari anche lo stesso carattere per i vari capitoli.

EDIT: Colgo l'occasione per aggiornare questa recensione e avvertire che non solo la storia è gloriosamente terminata, ma che rosencratz, la sua creatrice, è riuscita nell'intento di molti scrittori di fanfiction! "Esbat", infatti, verrà pubblicato come libro (in versione riveduta e corretta) per la primavera dell'anno prossimo! Tante congratulazioni all'autrice e un augurio nella stesura di "SOPDET", il seguito ufficiale della storia che potete leggere nel profilo dell'autrice sul sito di EFP.

Il Voto di Criticoni: 

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