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DefenderX
Un pregio che può essere immediatamente rilevato di questo racconto, ispirato ai Reami Dimenticati di Dungeons&Dragons, è la sua buona godibilità anche per coloro che sono digiuni dell'omonimo gioco di ruolo. Anche non conoscendo nulla dell'ambientazione, resta una più che buona narrazione di stampo fantasy (vissuta dal punto di vista degli Umani), con tutti gli elementi che ci permettono di identificarla come tale e con un forte messaggio che fa da collante tra i vari momenti del racconto. I luoghi comuni nel fantasy si sprecano, e così pure quelli nelle relazioni tra la tipica sacerdotessa-devota-che-non-la-dà e cavaliere-ligio-al-dovere-che-non-deve-chiedere-mai: qui sta l'abilità dell'autrice nel riuscire a non tirar fuori una storia scontata e poco scorrevole, abilità che tutto sommato ho riscontrato in questo caso. Ho particolarmente apprezzato l'incipit e la resa sfumata dei protagonisti, un po' meno il finale che resta quasi sospeso; posso ipotizzare che ciò sia voluto, ma resta il fatto che non abbia riscontrato i miei gusti.
Il racconto è privo di reali difetti (la formattazione che mi ha fatto incrociare gli occhi non può essere considerata tale), ma mi ha appassionato - e convinto - un po' meno di altre storie partecipanti.
Fiorediloto
Ho trovato questa storia piuttosto banale e prevedibile, costruita su una sequenza ben nota di luoghi comuni: il giovane guerriero immaturo e illuso, la controparte saggia e malinconica, l’investitura, il discorso (retorico) prima della battaglia. Un tocco di realtà alternativa e la visione finale per amalgamare tutto insieme in un’atmosfera fantasy. La trama è spicciola e poco originale, tuttavia quello che trovo manchi maggiormente a questo racconto (per intenderci, quello che gli impedisce di essere comunque godibile), è:
1) introspezione psicologica. I personaggi hanno scarso spessore personale. Si possono inquadrare tutti piuttosto facilmente in dei ruoli ben precisi: il giovane illuso che non sa per cosa combatte, l’amica saggia che cammina nell’aura di sofferenza del lungimirante, il sacerdote dalla saggezza ironica e vagamente dissacratoria, il re “grande oratore”. I rapporti tra i personaggi sono forzati e a tratti francamente casuali, quando non obbediscono alle logiche del luogo comune.
2) una morale coerente. Non sono una grande amante dei racconti “morali”, ma questo si presenta fin dall’inizio come un racconto con una morale precisa: la guerra è un inutile massacro. Detto questo, l’apparizione finale dell’angelo è criptica nel senso meno positivo del termine: non si capisce proprio che ci faccia lì. La guerra, secondo l’angelo, è necessaria per un bene più grande: ripropone insomma la stessa tiritera retorica in cui Nicolas credeva. A questo punto mi sfugge il senso: qual è questo bene più grande? Non si capisce perché Nicolas sia morto, e la cosa più irritante è che Nicolas avrebbe potuto tranquillamente morire senza motivo (la guerra è insensata, si era lasciato intuire), ma questo angelo fa capire al lettore che c’è un motivo; solo, non si capisce quale.
3) dettagli storici concreti. I dettagli sono tutti molto confusi, la battaglia si presenta come il tipico caos di corpi mutilati e sangue tutto intorno ma non si capisce cosa stia succedendo; un duello alla spada è semplicemente una serie di generici “colpi e parate”. D’altra parte, non è chiaro neppure contro chi stiano combattendo e perché: qualcuno sta (forse) invadendo qualcun altro, e questo è tutto quello che sappiamo. Battaglia a parte, anche il resto è molto vago e non si ha mai l’impressione, fondamentale nel racconto storico/fantasy, di trovarsi veramente in un’altra realtà, di vederla, di saggiarla.
Il racconto è scritto in buon italiano, lineare e scorrevole. I tentativi di tono più elevato nella prima scena cadono un po’ a vuoto e ogni tanto ci sono fraseggi un po’ bizzarri, ma in generale si lascia leggere. La tensione, però, non supera mai un livello di blando interesse.
JulietteSaito
Il compito di un'introduzione 'criptica' è quello di coinvolgere il lettore, soprattutto se come all'inizio di questo racconto si legge del teso momento prima dell'inizio di una guerra, quando si attende col fiato sospeso lo scoccare della prima freccia ecc.
Se questo non accade, è il caso di riscriverla.
Un errore che faccio spesso quando scrivo è dimenticare che chi legge non è nella mia testa. Io posso vedere i colori, le immagini, sentire i suoi e quasi gli odori di quello che sto scrivendo. E' tutto chiaro ed avviene tutto allo stesso momento, perchè è nella mia mente.
Questo non va bene quando si dà qualcosa a qualcuno da leggere, perchè questo qualcuno non è nella nostra testa (a meno che non sia un gemello parassita, ma questa è un'altra storia).
Proseguendo nella lettura compare il personaggio principale in un momento importantissimo! La sua nomina a cavaliere dell'ordine dei Draghi Purpurei!
Non posso permettermi di fare annotazioni a carattere grammaticale o lessicale, pur pensando che una rilettura approfondita e una rielaborazione sia auspicabile (ma chi scrive è auto-incoronata Regina delle Revisioni, quindi è una necessità che può ampiamente variare da persona a persona), soprattutto per quanto riguarda il modo in cui sono poste le azioni, che cadono leggermente 'piatte'.
Anche descrizioni e ambientazioni, pur non essendo errate, potrebbero essere state descritte con un pizzico di mordente in più, per evitare di cadere nei più triti stereotipi del genere.
Il dibattito tra il giovane cavaliere e l'amica/sacerdotessa/amata di una vita potrebbe essere un'interessante variazione sul tema delle scelte difficili (il giovane sceglie la guerra, cosa che lo costringerà non solo ad allontanarsi dalla giovane donna, ma anche a commettere dei delitti, uccidendo delle persone che hanno, come tutte, una famiglia e degli affetti), ma è ancora una volta svolto come un clichè del genere.
Il contesto geopolitico del luogo descritto non è indagato a fondo. Lo so, *lo so* che questo appunto sarebbe più adatto se posposto ad un racconto di respiro molto più ampio, ma il punto è che inventando un luogo o peggio, un UNIVERSO di fantasia, non è possibile piazzare lì due o tre nomi dal suono esotico e inventarsi alcune 'ataviche' rivalità (mi viene fatto notare come il racconto sia ispirato a luoghi di un GDR. Questo non lo sapevo, ma resta il fatto che non potendo giudicare sulla base di dati che mi mancano, mi appello alla mia qualità di 'lettore di originali', che quindi si aspetta un'ambientazione completa, che stia in piedi da sola).
Con questo non dico che il tentativo sia sgradevole, anzi.
La seconda parte del racconto, da dopo la partenza del protagonista per la guerra, presenta degli elementi più originali, come l'incontro con il misterioso frate Ezechiele, e la figura luminosa che aleggia sul campo di battaglia. Lo spunto mi è sembrato buono, e ha attratto la mia attenzione molto più della parte iniziale, e quindi ancora una volta ritengo che ci sia una buona base sulla quale sia possibile lavorare per rendere il racconto molto più godibile.
In sintesi, per quanto il tentativo sia buono a livello lessicale e grammaticale (consiglio comunque in futuro di avvalersi di uno o più beta, visto che sono rimaste delle sviste 'imperdonabili'), non mi sento di poter offrire più di una quasi-sufficienza al racconto. Rielaborato e espanso con ogni probabilità diventerebbe un buon racconto del suo genere, ma per come è ora presenta uno sviluppo troppo veloce e delle dinamiche che, per quanto buone in partenza, sono trattate in modo superficiale e 'piatto'.
Kit05
Se da un punto di vista formale e lessicale non ho alcun appunto da fare a questo breve racconto di classico stampo fantasy, non così da quelli più soggettivi dell’attenzione e del coinvolgimento che è riuscito a darmi.
La forma, come dicevo, è pressoché scevra da imperfezioni, le descrizioni sono tutte di livello eccellente (ho apprezzato particolarmente, a tal proposito, la scena dell’investitura), ma credo che il messaggio che questa storia voleva dare abbia sovrastato le vicende stesse, i protagonisti e i loro pensieri, facendo perdere in tridimensionalità il racconto.
Mi è parso che il messaggio portato dalle varie voci che appaiono nella storia sia stato posto troppo in primo piano rispetto al percorso interiore che Nicholas avrebbe dovuto compiere per comprenderlo e farlo davvero suo. Ho trovato il passaggio dall’orgoglio per l’investitura a strenuo difensore dei Reami ai dubbi sull’eroicità della guerra e sul gelido cinismo del “bene superiore” un po’ troppo veloce e di conseguenza meno di impatto rispetto a quanto avrebbe potuto essere.
Anche l’incontro con Ezechiele, che pure è un personaggio riuscito e ben delineato nella sua pur breve apparizione, m’è sembrato poco legato al contesto, presente più per il messaggio di cui voleva farsi bandiera che non per una reale “necessità” della sua presenza nel racconto.
Credo che l’idea alla base della storia sia eccellente, ma penso anche avrebbe assunto maggiore efficacia se fossi riuscita a ribaltare i ruoli che vicenda e messaggio ricoprono, facendo trasparire il secondo attraverso la prima e non viceversa.
Nykyo
Il racconto è scorrevole e ben scritto, perfettamente godibile anche per chi non sa proprio nulla riguardo al gioco di ruolo che sta alla base dell'intreccio, quindi lo si può ben definire un originale a tutti gli effetti (e lo dico conoscendo almeno un poco quello che si sarebbe potuto considerare il "fandom" di partenza), il che ha vinto le mie remore mentali sul fatto che i racconti come questo vadano catalogati al di fuori delle fanfiction.
L'ambientazione è piacevole e credo che risulterà gradita anche a chi del fantasy ha un concetto molto classico.
I temi della battaglia e della morte sono trattati con la dovuta epicità - dovuta data l'ambientazione - ma anche in modo niente affatto scontato, là dove, spessissimo nel fantasy "guerresco" la guerra e il suo probabile epilogo letale sono descritti come molto più piacevoli, virili - nel senso negativo del termine, se mi si passa l'espressione - e pulito di quanto in realtà non siano (soprattutto in un mondo in cui la guerra si combatte in modo ben poco tecnologico e il corpo a corpo, tra sudore, sangue e spesso fango è la norma). Non che io abbia nulla contro la visione più eroico-epica delle guerre, specie quando si tratta di fantasy (la mia avversione per la guerra vera di solito cessa del tutto davanti alla finzione letteraria. Tolkien, e prima ancora Omero, devono avermi tarata XD), però non disdegno affatto spunti di riflessione alternativi come quello di questo racconto.
Mi ha ricordato un po' "La guerra di Piero" di De Andrè, è direi che è un pregio notevole.
Inoltre, il finale smorza un poco alcuni clichè del resto della storia, compreso il rapporto tra il protagonista e la sacerdotessa.
Ciononostante, alla fine della lettura mi sono sentita... non so spiegarlo meglio, ma avevo la sensazione che mancasse qualcosa. Forse un po' di coinvolgimento e passione, specie rispetto ad altri lavori della stessa autrice.
Questo, malgrado io abbia letto più volte il racconto, mi porta a dargli un voto non molto alto.
L'uso dei prompt è buono, mi è piaciuta soprattutto l'idea scaturita dall'immagine, però ne sono stati utilizzati solo tre. Peccato.
Votazioni
DefenderX: 6.50
Fiorediloto: 5.00
JulietteSaito: 5.50
Kit05: 6.50
Nykyo: 7.00
La storia si classifica al sesto posto della categoria Racconti Originali, con media 6.10 - 92 punti.
Commenti
Beh, devo dire che i
Beh, devo dire che i commenti sono quelli che mi aspettavo. Scrivere in un'ambientazione già esistente che si conosce alla perfezione mentre gli altri non altrettanto è una scelta difficile (e mi viene da sorridere vedendo le diverse reazioni dei giudici: qualcuno l'ha trovato leggibile anche senza descrizioni particolareggiate dell'ambientazione, qualuno no XD); inoltre è proprio il mio modo di scrivere, spesso voluto in racconti come questo, che lascia le cose e le persone sfumate. Il messaggio vuole essere banale ^^" nel senso che voleva essere quello e basta, sono verità semplici, la guerra è un massacro inutile, almeno per me, e quello che volevo trasmettere era esattamente quello. Capisco che la storia risulti fine a se stessa, perché la mia idea è che la guerra sia fine a se stessa. Per questo stesso motivo non mi sono fermata a descrivere particolarmente contro chi e cosa la guerra in questione fosse: thaian (come in questo caso), irakeni, vietnamiti...è lo stesso. Confesso che l'idea iniziale era stata di scrivere una storia ambientata in Iraq, ma non ne ho avuto lo stomaco. Per quanto riguarda l'appunto di Fiorediloto sui dettagli storici concreti, è lo stesso discorso. A me sembrava che la descrizione rendesse ugualmente, senza stare a descrivere ogni singolo fendente; l'avrei fatto fosse stato un duello, ma qui non ne vedevo il motivo ^^" Non contesto le critiche, ma vorrei precisare semplicemente che molto di ciò che non c'è, non c'è volutamente. Può piacere o meno, ma è una scelta consapevole ecco XD
Per il resto, è vero: la storia è in sospeso. Questo perché 1) non ho avuto tempo di scambiare i prompt 2) solo due di quelli che avevo mi dicevano qualcosa 3) l'avvicinarsi della scadenza è capitata in un momento di casino universitario che non prevedevo ^^" lo so: mea culpa. Non voglio giustificarmi. Ma sì: voleva essere più ampio e articolato, solo che alla fine non avevo il tempo di sviluppare le varie idee che avevo in mente e ho optato per un collage che fosse dignitoso anche se non bello. Lo stesso dicasi per le sviste di battitura: ho riletto alle 23,55 XD qualcosa mi è sfuggito; idem per la formattazione, non so cosa sia successo °_° non ci ho messo le mani perché avendo postato all'ultimo minuto non volevo rimaneggiare dopo i termini, non mi sembrava corretto.
In conclusione: capisco le perplessità espresse, e me le aspettavo. Sono consapevole che potevo fare di meglio, ma non ho avuto tempo e forza (e ripeto che non vuole essere una lagna o una richiesta di compassione, solo una constatazione). In ogni caso grazie a tutti i giudici per i commenti, le critiche e i consigli.
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